In un articolo pubblicato il 22 agosto scorso, la rivista The Scientist riporta come attraverso una votazione a scrutinio segreto tenutasi la settimana precedente, oltre 100 ricercatori del National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) abbiano espresso la loro mancanza di fiducia sulla conduzione dell’Istituto da parte del direttore David Schwartz.
La votazione, che ha avuto luogo su richiesta dell’Assembly of Scientists dello stesso NIEHS, ha segnato un punto di svolta in un’aspra controversia che vede tra gli attori principali: il senatore Charles Grassley, membro di minoranza della commissione finanza del Senato degli Stati Uniti, Elias Zerhouni, direttore del National Institutes of Health (NIH) e responsabile della nomina del direttore Schwartz, e lo stesso David Schwartz.
Il caso è — direi ovviamente — complesso e non vi entro, se non per dire che le accuse mosse al direttore Schwartz riguardano il bilancio del suo laboratorio, consulenze che egli ha fornito a studi legali, l’arruolamento di ex-colleghi presso l’NIHES, la gestione dell’Environmental Health Perspectives, la rivista open-access dell’Istituto.
Che cos’è che ci trovo dunque di interessante in questo che tutto sommato potremmo rubricare, attraverso i nostri disincantati occhiali, come un ordinario conflitto di potere ai vertici della ricerca statunitense? Certo, colpisce che i documenti-chiave, o quantomeno una loro parte rilevante (comprese le lettere del Senatore Grassley al direttore dell’NIH), siano pubblici; che nessuno possa sentirsi al riparo dall’essere chiamato a rispondere del proprio operato, e che — rispondendo — debba argomentare secondo standard di condotta condivisi. Non è poco, ma forse vi è di più.
Vi traspare, mi sembra, una cultura dell’integrità che muove non da un’ipocrita pretesa di santità (altrui; la propria non è in discussione), ma dal prendere atto che i diversi interessi generano conflitti, e conflitti duri; e che questi possono, ed anzi devono, essere gestiti con una vera e propria tecnologia di misure (e.g., Ethics Officers) e contromisure (e.g., norme a protezione di chi denuncia abusi). Non certo — e comunque non solo — col confessionale.