Archivio per Maggio 2007

Visite — in punta di piedi

Maggio 25, 2007

Care colleghe; cari colleghi;

anche oggi diverse decine di persone sono venute a visitare questo spazio. Hanno probabilmente dato una scorsa in giro, e forse non trovando materiale nuovo o interessante, se ne sono andate senza lasciare traccia visibile.

Non credo di essere troppo ottimista se interpreto queste visite in punta di piedi come la manifestazione di un desiderio di informazione e partecipazione che non trova ancora espressione migliore e più compiuta.

Sappiate dunque che continuo a ritenere fondamentale che riusciamo a costruire tra di noi un canale di comunicazione solido e ben funzionante. Sappiate che ci lavoro e che ci sto lavorando. Vi aspetto.

15 maggio 2007

Maggio 16, 2007

Contrariamente a quanto mi era stato inizialmente comunicato dalla presidenza, ho potuto partecipare per tutta la sua durata alla seduta del CdA che si è tenuta nel pomeriggio del 15 maggio.

È stato posto, non solo da me, il problema dell’equilibrio tra la riservatezza sui processi del CdA ed il diritto all’informazione.

Al termine dei lavori è stato concordato un breve comunicato che fotografa, in modo asciutto, ma credo intelligibile, i risultati della seduta.

Il comunicato verrà diffuso nella giornata del 16 maggio a cura della segreteria di presidenza.

Grazie

Maggio 15, 2007

care colleghe; cari colleghi;

grazie a tutti per la fiducia che avete voluto accordarmi. Mentre non mi nascondo l’impegno che questo vostro mandato comporterà, me ne sento — francamente — onorato.

Col lavoro di tutti, col vostro aiuto, sono certo che sapremo fare della Fondazione una casa un po’ più bella, un po’ più accogliente, un po’ più nostra.

Il manifesto della ricerca

Maggio 11, 2007

Alcune persone mi hanno chiesto di chiarire la mia posizione nei confronti del manifesto della ricerca, ed in particolare di quali priorità mi porrei rispetto ad esso nell’eventualità di una mia elezione nel CdA della Fondazione.

Rispondo molto volentieri a questa sollecitazione. Al manifesto della ricerca ho creduto e credo. Ad esso ho contribuito con determinazione e passione, con l’intento di affermare un riferimento che fosse espressione di una riflessione, di un confronto e del convenire consapevole attorno a punti importanti. Sono ingredienti, questi ultimi, dei quali la Fondazione ha disperato bisogno — nella sue componenti di ricerca, come pure in quelle amministrative e gestionali.

La prima priorità è certa: fare in modo che la Fondazione si riconosca nel manifesto e lo assuma “come un documento ufficiale di indirizzo”. Il processo è stato avviato, ed è ora compito di tutti — e del rappresentante del personale in primis — sostenerlo e portarlo a realizzazione.

Il manifesto, ovviamente, non è perfetto. Colleghe e colleghi che bene conosco e stimo mi hanno manifestato perplessità su diversi punti ed, in taluni casi, anche dissenso. Per me, questi sono stati e restano tra i contributi più importanti. E tuttavia credo che il manifesto possa veramente costituire un vademecum per gli organi di governo della Fondazione.

La concretizzazione di alcuni punti richiederà verosimilmente un lavoro lungo e composto di tanti passi — penso al riconoscimento del valore delle persone, il quale non potrà certo attuarsi con un editto. Credo per contro che altri punti si prestino a più immediate concretizzazioni attraverso la messa a punto di strumeti specifici: ad esempio, la definizione di percorsi formativi e professionali, compreso il “periodico allargamento degli orizzonti” (sabbatico), la valutazione, il sostegno alla dimensione etica, la diffusione e la divulgazione scientifica.

Trasparenza degli atti del CdA

Maggio 9, 2007

Da più persone mi è stato chiesto di esprimermi a proposito di che cosa farei — una volta eventualmente entrato a far parte del CdA — affinché gli atti del Consiglio acquisissero una maggiore visibilità pubblica.

Si tratta di un problema che considero serio, che mi è ben presente, e per il quale confesso di non conoscere soluzioni facili. Andando per gradi, partirei comunque dall’ovvio: innanzitutto, il rispetto delle leggi. Vi sono casi ed argomenti che impongono l’obbligo legale (al quale si accompagna anche l’obbligo morale) della riservatezza. Ad un secondo livello, osserverei che le sedute del CdA non sono pubbliche. In questo senso, impegnarmi a richiedere la pubblicazione dei verbali di seduta mi sembrerebbe fare del facile e vuoto populismo. Perché delle due l’una: o i verbali rilasciati pubblicamente riportano accuratamente il vero, ed allora ci si trova in una situazione sostanzialmente equivalente a quella della seduta pubblica, o questi non lo riportano — in tutto o per una porzione a noi comunque ignota; ed allora sono inutili, possibilmente forvianti, o — peggio — strumento di manipolazione delle opinioni.

In attesa di approfondire meglio la questione, magari anche col vostro aiuto, la mia posizione è quella che un ragionevole equilibrio fra diritto ad essere informati e riservatezza possa essere raggiunto con la pubblicazione degli ordini del giorno e di estratti significativi (titoli, circostanze) delle delibere. A questo aggiungerei, per quanto mi concerne, il mio impegno personale ad evitare per quanto possibile discriminazioni anche involontarie nella circolazione delle informazioni: ogni canale che riusciremo ad aprire dovremo pretendere, gli uni dagli altri, che sia per tutti.

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Maggio 4, 2007

care colleghe; cari colleghi;

desidero informarvi di aver avanzato la mia candidatura quale rappresentante del personale nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione Bruno Kessler.

È una decisione che ho meditato a lungo, ed alla quale mi sono risolto anche in risposta alle richieste ed all’incoraggiamento che mi sono provenuti da amici, da colleghi e da persone diverse — le quali diversamente mi conoscono, e che tutte stimo.

In attesa di poter meglio confrontarci nei prossimi giorni, vorrei esprimermi su tre elementi che considero decisivi per la vita e la prosperità della Fondazione. Su questi mi impegnerò specialmente, se vorrete accordarmi la vostra fiducia:

  1. Qualità. Innanzitutto scientifica, ma anche del processo amministrativo e gestionale. Per un’organizzazione come la nostra la qualità è l’effetto di una più generale capacità di alimentare e sostenere il processo creativo: saper curare l’attrazione, l’accompagnamento e la gratificazione delle competenze; coltivare la critica, ma essere aperti all’ascolto delle idee e delle innovazioni;
  2. Integrità. Le mutate condizioni istituzionali, le istanze e le crescenti pressioni che si concentrano sulla nostra Fondazione, impongono di porre un’attenzione particolare all’integrità ed alla dimensione etica del nostro agire. Penso in special modo ai giovani — ricercatori e non — e a strumenti capaci di sostenerne la libertà e di stimolarne la responsabilità.
  3. Autonomia. La Fondazione vive ed opera anche in virtù di un contesto sociale favorevole. Il miglior servizio che la Fondazione può rendere alla società Trentina, che pur la sostiene e la alimenta, è quello di crescere forte, attenta alla cooperazione, ma orgogliosa della sua autonomia.

Questi elementi, i valori che essi sottendono, sono ciò che ho imparato ed affinato nella mia lunga appartenenza all’Istituto Trentino di Cultura; essi costituiscono il nucleo distintivo di una cultura che intendo contribuire ad affermare e a rafforzare adeguandola ai nuovi contesti; per quanto ne sarò capace, a tramandare.