Si fa un gran parlare, di questi tempi, di innovazione. La parola ricorre e rimbomba, e trabocca inesausta dalle pagine dei giornali; la parola ci affligge, scontata come un giro di do, nelle interviste che innovatori un po’ improvvisati rilasciano a destra e a manca, sciorinandoci questo moderno abracadabra per chiudere l’argomento in bellezza — qualunque argomento.
Ed io mi chiedo, e chiedo: è possibile un’innovazione priva di sovversione? E non chiedo se sia materialmente realizzabile, ma addirittura concepibile un qualcosa di innovativo che sia totalmente destituito di contenuto sovversivo, o — di più — che alla sovversione si ponga antiteticamente. La risposta, a ben interpretare la storia umana, è sin troppo facile.
Ma qui, in questo nostro piccolo mondo, che cosa ce ne vogliamo fare noi di questa strana correlazione? Provate a pensare che bello: un Assessorato (o, perché no, un Ministero) alla Sovversione.